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L'appello di caritas Italiana

 

Fonte:
http://www.caritas.it/home_page/primo_piano/00003545_Colletta_nazionale_Filippine.html

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24/08/2012 - Siria: 200 vittime a Damasco, la gente in fuga da Aleppo. Caritas in aiuto degli sfollati

 

 

 

 

 

24/07/2012 - Terremoto Nord Italia: La solidarietà della Chiesa

 

 

 

 

 

 

 

 

26/04/2012 - Sudan: appello Caritas per fermare gli scontri

 

 

 

 

 

 

11/04/2012 - Terremoto al largo dell'Indonesia. La Caritas in allerta

Sahel: agire in frettaLa Caritas intensifica gli aiuti Cresce il rischio di una catastrofe umanitaria. Caritas Italiana  contribuisce agli interventi in atto. Invita nel contempo alla solidarietà e alla riflessione sui complessi intrecci tra povertà,  effetti della crisi, speculazioni finanziarie e cambiamenti climatici. Senza dimenticare altre zone dell’Africa dimenticate dai  media. »



Dicembre 2011

Tifone nelle Filippine: crescono le vittime. Caritas Italiana rilancia il suo appello.

Cresce il bilancio delle vittime del tifone che nei giorni scorsi ha travolto l’isola di Mindanao (comunicato stampa del 20 dicembre 2011 - pdf) e, secondo gli ultimi dati, sale a più di mille. Caritas Italiana rilancia l'appello per sostenere gli interventi in atto.

Anche in quest'ultima emergenza infatti la Caritas delle Filippine si è attivata con programmi di aiuto d’urgenza e con la distribuzione di beni di prima necessità di vario tipo grazie a un’ampia rete di volontari. Caritas Italiana ha già messo a disposizione un contributo di 100.000 euro. La Conferenza Episcopale Italiana ha stanziato un milione di euro dai fondi 8x1000, invitando a sostenere le iniziative di Caritas Italiana.

Caritas Italiana opera da anni in collaborazione con Caritas delle Filippine ed alcune congregazioni religiose su due ambiti principali:
- la risposta alle frequenti calamità naturali, soprattutto tifoni, che spesso si abbattono sull’arcipelago

- la promozione sociale ed economica delle fasce più vulnerabili della popolazione anche attraverso programmi di sviluppo socio economico nell’ambito del microcredito e educativo con particolare attenzione alle giovani madri e ai minori in alcune aree dell’arcipelago (Metro Manila, Pasay City). 

In particolare nel corso del 2011 il Paese è stato flagellato da più di un tifone. Prima di questa nuova emergenza, già tra settembre-ottobre 2011 altri due tifoni, il Nesat e il Nagae, che avevano coinvolto più di 1 milione e mezzo di persone causando più di 100 vittime.
Caritas Italiana, oltre a dare il proprio sostegno nelle emergenze - opera nel paese anche attraverso i microprogetti di sviluppo. Nel 2011 ne ha sostenuti 2 per un importo complessivo di € 10.000.

Il Paese
Sono 7.000 le isole che compongono l'arcipelago filippino. La Repubblica delle Filippine è l'unico Paese dell'estremo oriente a maggioranza cattolica: più dell'83% dei suoi quasi 80 milioni di abitanti. Il 75% della popolazione vive sotto la soglia della povertà, stipata in baraccopoli di periferia ammassate su montagne di rifiuti, o sperduta in villaggi in mezzo alla giungla.

È la conseguenza di scelte politiche, economiche e sociali adottate nel passato remoto (dominazione spagnola e colonizzazione americana) e in quello più recente (tormentato da vent'anni di violenta dittatura di Marcos e da corruzioni).

Oltre a questi problemi di natura sociale, numerose calamità naturali rendono la popolazione del meraviglioso arcipelago estremamente vulnerabile e bisognosa. Inoltre, sussistono pesanti situazioni di crisi interna: da oltre 35 anni il conflitto combattuto dal Npa, braccio armato del partito comunista delle Filippine, ha provocato 40 mila vittime, mentre il maggiore gruppo insurrezionalista filippino, il Milf, Fronte di liberazione islamico Moro, lotta da quasi 30 anni per costituire uno Stato islamico indipendente nell'isola di Mindanao.

Secondo l’indice di sviluppo umano* dell’Undp le Filippine sono un paese a “medio sviluppo umano” collocandosi al 97° posto su 169 presi in considerazione dal “Rapporto sullo sviluppo umano” del 2010.

* indicatore di sviluppo macroeconomico utilizzato dalle Nazioni Unite a partire dal 1993 per valutare la qualità della vita nei Paesi membri che tiene conto dei seguenti tre fattori:
- una vita
lunga e sana: misurata dall'aspettativa di vita alla nascita;
- l'accesso alla conoscenza: misurata dagli anni medi di istruzione e dagli anni previsti di istruzione;

- uno standard di vita dignitoso: misurato dal Reddito nazionale lordo (GNI) pro capite (in termini di parità di potere d'acquisto in dollari Usa).


Per ulteriori informazioni:
Ufficio Asia/Oceania (Area Internazionale),
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Come contribuire:
Chi vuole sostenere gli interventi di Caritas Italiana (causale: "Emergenza Filippine")
può versare il proprio contributo tramite.

Settembre 2011
Emergenza Nord Africa: l'impegno della Caritas

Una serie di rivolte popolari ha coinvolto molti Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente. Sono caduti regimi (Tunisia ed Egitto) e si sono innescati processi di democratizzazione, ma anche guerre per la democrazia (Libia, Siria…) ed esodi massicci in Africa, Medio Oriente ed Europa.


Per quanto riguarda il Nord Africa resta critica soprattutto la situazione in Libia, da dove, a fasi alterne, proseguono le partenze di quanti riescono a fuggire e cercano di arrivare in Italia. Si tratta spesso di tragedie umanitarie pesanti, con persone che continuano a morire in mare. L’aggravarsi degli scontri nelle ultime settimane, nella zona di Tripoli, ha rallentato il flusso, ma potrebbe trattarsi di un fattore assolutamente contingente e provvisorio.

Il Santo Padre più volte ha rinnovato «un pressante appello perché la via del negoziato e del dialogo prevalga su quella della violenza». Anche la Cei si è unita all'appello del Papa e Caritas Italiana si è attivata per sostenere le diocesi coinvolte, in Italia e in Africa, lanciando anche una raccolta di fondi.

DAL SITO DI CARITAS ITALIANA:

⇒ IL CONTESTO DI RIFERIMENTO

⇒ LE ATTIVITÀ DI CARITAS ITALIANA
L'accoglienza nella crisi - La presenza a Lampedusa - MigraMed

⇒ IL COINVOLGIMENTO DELLE CARITAS DIOCESANE
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Per sostenere gli interventi si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite c/c postale n. 347013 specificando nella causale: "Emergenza Nord Africa 2011".

Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:

c/c postale n. 347013

Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma
Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113

UniCredit, via Taranto 49, Roma
Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119

Banca Prossima, via Aurelia 796, Roma
Iban: IT 06 A 03359 01600 100000012474

Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma
Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384

CartaSi (VISA e MasterCard), telefonando al n. 06 66177001, orario di ufficio


15 marzo 2011
TERREMOTO IN GIAPPONE: ANCORA SCOSSE

Dopo il sisma e il conseguente maremoto,
sono decine di milioni gli sfollati, mentre la terra continua a tremare.
Da Caritas Italiana un primo contributo di centomila euro

«Prego per le vittime e per i loro familiari, e per tutti coloro che soffrono a causa di questi tremendi eventi. Incoraggio quanti, con encomiabile prontezza, si stanno impegnando per portare aiuto».
Le parole pronunciate domenica 13 marzo dal Santo Padre incoraggiano gli sforzi della Chiesa in Giappone dopo il terremoto e lo tsunami che hanno colpito in particolare il nord del Paese.
S.E. Mons. Isao Kikuchi, presidente di Caritas Giappone, ringrazia per i messaggi di solidarietà e vicinanza ricevuti dalle Caritas di ogni continente e sottolinea la necessità di sentirsi uniti e sostenuti sia negli interventi di aiuto che nella preghiera.
Caritas Giappone, pur essendo molto piccola, si è prontamente attivata.
Sono quattro le diocesi più colpite: Sendai, che ha subito i danni maggiori, Sapporo, Saitama e Tokyo.
A Tokyo, alcune parrocchie si sono attivate per accogliere e fornire cibo alle persone rimaste bloccate a causa dell’interruzione dei trasporti.
Nella diocesi di Saitama si stanno raccogliendo le disponibilità dei volontari da inviare poi nelle zone più colpite. Il vescovo, S.E. Mons. Marcellinus Daiji Tani, si è detto particolarmente preoccupato per la situazione della centrale nucleare di Fukushima.
La Caritas ha lanciato una campagna di solidarietà e sempre domenica 13 marzo, in tutte le chiese del paese, è stata una giornata di preghiera e di raccolta fondi per le vittime del terremoto. Anche le scuole cattoliche, le associazioni e gli istituti hanno avviato raccolte.
È stato attivato un team di emergenza per monitorare la situazione nelle diverse zone colpite. Il direttore di Caritas Giappone, padre Daisuke Narui, ha confermato che è in atto una mobilitazione generale, anche di volontari, e in collegamento con Ong locali. L’attenzione prioritaria è alle fasce più deboli della popolazione e include anche azioni di sostegno psicologico. La Caritas si impegna inoltre a concentrarsi in particolare sulla fase della riabilitazione.
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Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite
C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: maremoto Pacifico 2011.
Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
 UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119
 Intesa Sanpaolo, via Aurelia 396/A, Roma – Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384
 Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113
 CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)


11 marzo 2011
Terremoto e tsunami devastano il Giappone.
"Oltre mille" i morti

Sisma di 8.9 gradi della scala Richter. Il bilancio delle vittime e dei feriti continua a salire. Onde alte fino a 10 metri.
Ansia per gli effetti sulle centrali nucleari del paese

Più di trecento morti accertati, "oltre mille" quelli stimati al momento. È un bilancio terribile quello del Giappone, che nel primo pomeriggio (le 6.45 del mattino da noi) di venerdì 11 marzo è stato colpito da un violentissimo terremoto, seguito da uno tsunami.
Il violentissimo sisma di magnitudo 8,9 ha colpito il Giappone, nella parte nord-orientale.
La gente è scesa nel strade presa dal panico anche a Tokyo e ovunque è allarme tsunami. Un'onda anomala di 10 metri ha raggiunto la città di Sendai, sulla cui spiaggia sarebbero stati ritrovati "centinaia" di cadaveri, mentre nella prefettura di Aomori, più a nord sempre nell'isola di Honshu, si sarebbero avute onde addirittura più alte. Si segnalano incendi e diversi feriti ed è stato chiuso l'aeroporto.
Il numero delle vittime, soprattutto in seguito allo tsunami con onde alte fino a dieci metri, continua a salire. La stima a undici ore dal sisma e dal maremoto parlava di 337 vittime accertate, ma già i dispersi superano i cinquecento e fonti governative parlano di un numero "estremamente alto" di vittime probabili, e l'agenzia Kyodo riferisce di una cifra probabilmente superiore ai mille. Il Paese ha peraltro 125 milioni di abitanti, in gran parte residenti proprio lungo le coste (la conformazione delle isole giapponesi, molto montuosa, ricorda, quanto a disponibilità di terreni utilizzabili, la nostra Liguria).

L'onda di maremoto, trasmessa come perturbazione energetica della superfice marina, ha attraversato ad altissima velocità l'intero Oceano Pacifico e dopo aver flagellato, ma senza fare troppi danni, le isole Hawaii, ha raggiunto nel pomeriggio (ora italiana), a mezza giornata dalla scossa, le coste del continente nordamericano. Prudentemente parte delle città costiere, nelle zone che si sa più esposte a questi fenomeni, sono state evacuate dalle autorità statunitensi, la cui rete di monitoraggio contro gli tsunami è la più perfezionata al mondo: l'allarme sarebbe comunque passato senza grossi danni. L'allerta tsunami è stata comunque decretata in tutto il Pacifico. I paesi in cui è in vigore un'allerta sono in particolare Russia, Taiwan, Filippine, Indonesia, Papua Nuova Guinea, Australia, Nuova Zelanda, Figi, Messico, Guatemala, El Salvador, Costa Rica, Nicaragua, Panama, Honduras, Cile, Ecuador, Colombia e Perù.
Si teme anche per gli effetti sulle centrali nucleari del Giappone. L'agenzia atomica internazionale dell'Onu, Aiea, ha annunciato che le quattro centrali nucleari giapponesi più vicine all'epicentro sono state bloccate con successo. Il governo giapponese ha però dichiarato lo stato di emergenza per la centrale nucleare di Onagawa nella prefettura di Miyagi e ha fatto anche sapere che il processo di raffreddamento di uno dei reattori non sta procedendo come previsto.
La Farnesina ha istituito un'unità di crisi così da permetere ai cittadini italiani in Estremo Oreinte di potersi mettere in contatto col Paese. Il ministero degli Esteri ha consigliato agli italiani che si trovano nel sud del Giappone di tenersi informati sull'evolversi della situazione attraverso i mass media o il proprio agente di viaggio.
Secondo gli esperti, il terremoto ha provocato lo spostamento dell'asse terrestre. Secondo una prima stima dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) l'asse si è spostato di "quasi 10 centimetri".

Il Presidente di Caritas Giappone, S.E. Mons. Isao Kikuchi, vescovo di Niigata, ha assicurato l’impegno di Caritas Giappone, il cui direttore, padre Daisuke Narui si sta attivando per far fronte ai bisogni più urgenti. La Caritas in Giappone è un piccolo organismo che comunque ogni anno riesce a sostenere un centinaio di progetti nel Paese e all’estero per circa 3 milioni di dollari. Si è attivata in passato per grandi emergenze in Asia, come lo tsunami del 2004, il terremoto in Pakistan del 2005 e quello a Yogyakarta nel 2006.
In tutto il territorio nazionale con 127 milioni di giapponesi i cattolici sono circa 450mila, pari allo 0,35%, sparsi in 16 diocesi.
Caritas Italiana esprime solidarietà e vicinanza nella preghiera a Caritas Giappone e alla popolazione colpita ed è pronta, in collegamento con la rete internazionale, a sostenerne gli sforzi una volta messo a punto un piano di primo intervento.
Resta anche in contatto con le altre Caritas del Pacifico per monitorare l’evolversi dell’allerta tsunami. In particolare gli operatori di Caritas Italiana in Indonesia riferiscono al momento, dopo l’allarme lanciato, di una vigile situazione di attesa.

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10 marzo 2011 - Emergenza Nord Africa: l'impegno della Caritas

La rivolta, iniziata in Tunisia, le inquietudini che si sono manifestate praticamente in tutti i Paesi musulmani, dal piccolo Gibuti nel Corno d’Africa fino allo sconosciuto Yemen e perfino all’Arabia Saudita, non si spiegano solo con la povertà, la disoccupazione, la corruzione o la crisi culturale del mondo islamico, elementi pure presenti in varia misura. Ma, associandoci alle parole pronunciate dal presidente della Cei Cardinal Bagnasco, riteniamo che: «Quando un popolo viene oppresso per troppo tempo da un regime che non rispetta i diritti umani, prima o poi scoppia». Si fa dunque concreto il rischio di una catastrofe umanitaria con migliaia di sfollati interni, rifugiati e richiedenti asilo che si potrebbero riversare in tutto il Nord Africa e nella sponda nord del Mediterraneo.
Purtroppo in questi ultimi giorni la situazione in Libia sta degenerando e le prime conseguenze a cui assistiamo sono le decine di migliaia di profughi che si stanno riversando ai confini con la Tunisia e l’Egitto. L’esercito tunisino e la protezione civile tunisina, in particolare, stanno cercando di dare un sollievo a queste persone e sono scese in campo anche le organizzazioni umanitarie che stanno provvedendo, tra mille difficoltà, al rimpatrio attraverso voli charter. L’Egitto ha inviato una nave militare, assolutamente insufficiente per le decine di migliaia di egiziani in attesa di tornare a casa.
NEI PAESI DEL NORD AFRICA
Le Caritas di Tunisia e di Egitto si uniscono agli sforzi. È commovente vedere la risposta immediata della gente che lancia i pezzi di pane al di là della frontiera.
Dalla Libia arrivano i ripetuti appelli di S.E. Mons. Giovanni Martinelli, vescovo di Tripoli, a non dimenticare i più poveri e abbandonati fra questi: gli eritrei, rifugiati che non possono rientrare nel loro Paese. La Chiesa di Tripoli è rimasta il loro unico rifugio sicuro.
«Spero che altri Paesi, oltre all’Italia, prendano a cuore il problema di queste persone, che non possono rimanere in Libia perché la situazione è molto precaria».
Finora solo l’Italia ha accolto l’appello umanitario di Mons.Martinelli, annunciando l’impegno a provvedere alla messa in salvo di 54 persone. «Non sono stati minacciati – prosegue il vescovo – ma il problema è che al momento non esiste un ufficio al quale rivolgersi per ottenere dei documenti di identità. Servono urgentemente aiuti, soprattutto cibo, in particolare alimenti per bambini».
Intanto la piccola Caritas della Tunisia, con il sostegno dell’intera rete Caritas, ha inviato tre suore verso il confine. Un piccolo segno di presenza e di vicinanza a quanti fuggono, così come l’analoga missione di Caritas Egitto verso il confine, anch’essa sostenuta dalla rete Caritas.
Caritas Italiana segue in particolare l’evolversi della situazione in Libia per facilitare appena possibile i primi interventi su entrambe le sponde del Mediterraneo.
Concordemente alle Nazioni Unite Caritas Italiana sta anche facendo “pressione” sul governo italiano affinché si faccia portavoce a livello internazionale di questa situazione urgente. Peraltro i cittadini dell’Africa subsahariana presenti a Tripoli sono costretti a rimanere chiusi in casa per timore di rappresaglie e quindi né si possono spostare verso i confini né riescono a procurarsi il cibo necessario per andare avanti. Sono in corso contatti con alcuni Paesi di origine come Niger e Nigeria per provvedere anche al rimpatrio di queste persone.
A LIVELLO INTERNAZIONALE
Caritas Italiana resta dunque in contatto con le Caritas dei Paesi coinvolti in questi eventi. In particolare si è concordata con il vescovo di Tunisi la necessità di un primo impegno a sostegno dei profughi presenti al confine libico. C’è stato anche un incontro con il capo missione dell’Oim (Organizzazione Mondiale per le Migrazioni) e si è condivisa la necessità di una task force mista in cui sia presente anche Caritas Italiana oltre all’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) che già opera attivamente in loco.
Caritas Internationalis sta seguendo e tenendo i contatti con le Caritas della regione Medio Oriente e Nord Africa oltre che con gli operatori di altri Paesi europei che potrebbero dare un contributo in questa fase di emergenza. In particolare, considerati i delicati problemi giuridici che derivano da questa situazione, Caritas Internationalis ha promosso la costituzione di un gruppo di lavoro ad hoc per discutere circa lo status giuridico di queste persone e le relative misure di accoglienza, rimpatrio, allontanamento, reinsediamento, evacuazione, ecc. Caritas Italiana è stata invitata a far parte di questo gruppo tecnico.
A LIVELLO NAZIONALE
Sono ripresi gli sbarchi a Lampedusa e Linosa che in meno di 24 ore hanno portato sull’isola maggiore circa 500 persone, tutte di cittadinanza tunisina fra cui alcune donne e minori. È in visita a Lampedusa l’arcivescovo di Agrigento S.E. Mons. Francesco Montenegro con il direttore della Caritas di Agrigento Valerio Landri. Al momento presso il centro di accoglienza a Lampedusa ci sono posti per qualche altro centinaio di persone visto che i precedenti ospiti sono stati trasferiti nei giorni scorsi. A questo proposito si è regustrata un’accoglienza assolutamente difforme sul territorio nazionale: alcuni tunisini sono stati trasferiti nei Cara (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo), altri nei Cie (Centri di Identificazione ed Espulsione), altri hanno avuto il foglio di via e si sono dispersi. Peraltro molti sono riusciti a raggiungere la Francia dove le autorità stanno provvedendo a rintracciarli per procedere alla loro espulsione.
Nonostante le osservazioni di Caritas Italiana, Unhcr, Oim e Croce Rossa, sembra confermata l’intenzione del Governo di trasferire a Mineo tutti i richiedenti asilo presenti nei Cara così da liberare questi ultimi per potervi collocare quanti arriveranno con i prossimi flussi.
Intanto Caritas Italiana resta in costante collegamento con l’arcivescovo e la Caritas di Agrigento e con la Delegazione regionale delle Caritas della Sicilia. In particolare:
• con riferimento al progetto per l’animazione dei minori stranieri ospitati nel centro di accoglienza di Pozzallo ha individuato due operatori ed ha ottenuto il via libera dalla Prefettura di Ragusa. Si attende solo l’ultima autorizzazione da parte della questura;
• circa la presenza di un operatore fisso a Lampedusa, la Caritas di Agrigento ha ricevuto una serie di candidature che sta provvedendo a selezionare;
• l’impegno di prevedere un eventuale operatore Caritas a Mineo è al momento “congelato” in attesa di conoscere l’evolversi della situazione.
A LIVELLO LOCALE
Il monitoraggio delle strutture di cui dispongono le Caritas diocesane per una eventuale ospitalità in emergenza, sta procedendo. Al momento hanno risposto circa una quarantina di diocesi che hanno messo a disposizione 2.250 posti concentrati soprattutto al sud e in particolare in Sicilia.
Caritas Italiana e le Caritas diocesane, mentre auspicano che tutti gli strumenti diplomatici vengano messi in atto perché il massacro si fermi, e possano affermarsi governi democratici capaci di venire incontro alle legittime aspirazioni delle popolazioni locali di libertà e rispetto dei diritti, si preparano ad affrontare un’emergenza che l’Europa dovrà condividere. Nella consapevolezza che – unendo le forze e condividendo l’esperienza maturata in questi anni – saranno poi chiamate ad un successivo, impegnativo lavoro di ricostruzione che si dovrà affrontare in Libia e in tutto il Nord Africa.
 


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